L’Opera può vacillare?

mi sento davvero strano…

al 90% senza biglietto

a meno di miracoli.

mai successo…

non riesco a capire realmente come mi sento: deluso, inkaxxato, spaventato, sopraffatto…

nel 1992 era la mia prima volta, internet non esisteva, quando ho capito che il negozio di parma non avrebbe avuto i biglietti sono andato fino a modena, e con una coda di mezz’ora a Studio’s sono riuscito a prenderli (lo racconto nel libro U2 at the Opera).

stavolta, pur essendo comodo e non dovendomi spostare x acquistare, rischio di non andare. sembra un paradosso.

così vicino ma così lontano, parafrasando Bono al contrario.

anni di sogni, speranze, avventure, sacrifici, che vacillano in una settimana. non tanto perché non ho trovato il parterre, quanto perché mi sento davvero preso in giro (e umiliato!) per la scelta di mettere tutti i posti (a parte gli angoli, i posti dietro al palco, e forse i cessi) a 224€. che diventano quasi 250 con le commissioni (illegali!) e il corriere…

sono deluso dall’incoerenza di Bono&soci, ed è una settimana che non riesco ad ascoltare SOE, un disco bellissimo, struggente, che arrivava dritto al cuore. ma fa troppo male, davvero.

alla vigilia di questa prevendita ho scritto sul Blog u2attheopera.com un pezzo in cui raccontavo come mi sentivo: gioia, entusiasmo, sensazioni positive ma anche negative, comunque necessarie per persone “come me”, che dal live (vissuto sempre in modo mai banale!) traggono energia per affrontare la vita quotidiana. tanto di questo innamoramento viene dagli U2. una band che mi ha scelto, mi ha conquistato con la forza della musica strettissimamente connessa con l’impegno sociale. da Amnesty international alla lotta all’apartheid, dal nucleare ai migranti, da RED a One.org, ogni loro album e ogni loro live cercava di comunicare al pubblico un messaggio di solidarietà, di impegno e di vicinanza agli ultimi, a chi era più sfortunato, ai poveri. stavolta mi sento povero io, sia economicamente (non potrei mai spendere 250€ !) sia interiormente. la scelta di lasciare carta bianca a una multinazionale non è rispettosa, dei fan in primis, ma anche di loro stessi e della loro storia. per quello che sono stati per tutti coloro (e sono tanti!!) che in questi giorni si sentono presi in giro e sfiduciati nei confronti loro e del sistemare che hanno scelto. chissà come andrà… sicuramente se anche domattina trovassi i biglietti (sognare è sempre lecito, Dreamoutloud, me lo sono pure tatuato!) sarebbe difficile scrollarsi tutto di dosso e far finta di niente. quasi come dopo un tradimento in una relazione. “Dream of the kind of the world you wanna live in, dream out loud!” cantava Bono nel lontano mitico concerto del Point Depot 31/12/1989. e il mondo che ho sognato era ed è un mondo senza ingiustizie, senza soprusi, con il rispetto dei diritti umani (Amnesty, EDUN), senza malattie (RED), senza poveri, guerre, migranti. ma anche senza ipocrisia e incoerenza da parte di chi ti ha portato a sognare questo mondo.

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