meeting Bono…

allora…

missione compiuta…!!

stavolta non ho il selfie, ma sono contento!

ieri B&E erano a milano x registrare la trasmissione di domenica di che tempo che fa.

all’arrivo non si sono fermati, erano molto in ritardo. sono scesi dal van, hanno salutato e sono entrati subito.

eravamo congelati, ibernati lì da 3/4ore, e sinceramente ero un po’ deluso…

dopo un quarto d’ora è uscito Brian, la guardia del corpo personale di B, che ha spiegato che erano davvero molto in ritardo e dovevano volare a fare il soundcheck prima della registrazione, ma che si sarebbero fermati dopo.

nel 2014 non si sono fermati dopo la registrazione della trasmissione quindi ero abbastanza pessimista… verso le 8/8.15 hanno iniziato a muoversi i signori della sicurezza e i poliziotti a disporsi lungo la transenne. eravamo rimasti più o meno la metà di quelli che eravamo prima (l’altra metà era entrata nel pubblico quindi non era presente).

sono usciti B&E e hanno fatto tutta la transenna persona per persona dedicando attenzione a ognuno.

ho fatto un selfie con E che è venuto maluccio, mi tremava la mano (non so se per il freddo o per l’agitazione) e c’era poca luce,

inoltre B ripeteva scusandosi “i can’t take pictures with everyone…”

ho deciso di giocarmela facendo firmare il CD anke a lui e dedicando il tempo che avevo con lui a dargli il libro…

all’inizio l’ha preso in mano e lo stava firmando, ma gli ho detto “no no this is for you” e lui si è stranito un attimo e ha detto “is it a gift?” risposto: “Yes, a gift with my whole life in…”

l’ha sfogliato, e ha detto “oh my god” ridendo, e l’ha dato a Brian (la guardia del corpo) perché glielo tenesse.

nel frattempo Il tipo sopra di me (eravamo un po’ pressati e qualcuno si era arrampicato addirittura sopra di me) gli ha chiesto una foto.

intanto che c’ero ho provato a farla ankio, ho alzato il telefono per fare un selfie anch’io e ho preso contro gli occhiali (occhialini con le lenti di un rosa/fucsia molto fastidioso che faceva pandàn con il suo capello orribile (🙈🙈why??) tendente al rubino/fucsia)

sono molto contento perché comunque l’attimo di attenzione che mi ha dedicato guardando il libro e parlandomi è stato davvero unico…

dreamoutloud…!!!

Songs of Experience

premessa doverosa: non sono un tecnico, e la mia misura è l’emozione… non tutte le canzoni riescono ad emozionare, comprese quelle degli U2. stavolta mi hanno emozionato tanto: provo a spiegare perché.

… è come un cerchio che si chiude, l’emozione di questo nuovo album degli U2. Emozione pura, dalla prima all’ultima nota… tanti passaggi da brividi… da occhi lucidi…

in un certo senso mi spaventa scrivere “un cerchio che si chiude”, perché la chiusura presuppone una fine. ma magari anche una ripartenza…

anche scrivere “album” fa un certo effetto, perché viviamo in un tempo in cui la musica si è trasformata, e vive di click, di visualizzazioni, di “prestazioni” dei singoli…

e invece credo che mai come stavolta si possa parlare di album, perché SOE non è una compilation, ma un insieme di canzoni che trovano il loro senso insieme. l’album va ascoltato tutto d’un fiato, assume una potenza emotiva enorme. ancor di più quando è ascoltato di seguito all’album precedente, quel SOI così contrariato x la modalità di distribuzione, ma così profondo e legato a questo.

la lettera infinita di Bono nel booklet è anomala, ha un sapore strano: è da leggere per avere una comprensione più completa. Bono si racconta senza difese, andando oltre quello che ha scritto nelle canzoni, o meglio dandoci delle chiavi di lettura: il contesto, le ispirazioni, alcuni suoi punti di riferimento o addirittura dubbi… il suo stato d’animo e di salute… inutile raccontare il mio crollo emotivo quando nel finale parla ancora una volta di OPERA…😭😭😭

come se non bastassero i testi, con questa lettera Bono si consegna a noi con un’immagine molto più umana e fragile in cui ognuno può ritrovarsi…

certo, queste considerazioni sono possibili x chi ha tempo, energie e voglia da dedicare a un ascolto profondo e congiunto. a chi ha l’Opera inside…

spesso “chi ha l’Opera” può venire scambiato per un fan non obiettivo, che accecato dalla passione per la propria band preferita esprime un giudizio passionale e non obiettivo.

non posso generalizzare a tutti, ovviamente, ma nel mio caso mi sento di escludere una contaminazione di questo tipo. Bono&c hanno fatto anche cose minori, e lo riconosco, senza problemi.

Stavolta credo si tratti di qualcosa di diverso. Il legame annunciato già dal 2014 fra i 2 album, le canzoni già quasi pronte, ciò nonostante, il ritardo nella pubblicazione, per varie cause:

– il trentennale di Joshua Tree, che all’inizio anch’io pensavo fosse (solo) una trovata commerciale, invece aveva un significato “politico” preciso;

– i cambiamenti nel mondo, Brexit e Trump in primis;

– 1 o 2 (non è ancora chiaro) inconvenienti, problemi di salute di Bono, che hanno influito in modo profondo sulla stesura dei testi…

L’attesa era alta fra i fan degli U2, e personalmente credo sia stata ben ripagata.

Forse, anzi sicuramente Bono non ha più la voce degli anni ‘80, ma da tempo non sentivo un Bono così ispirato, sincero. Nei testi come nella voce, calda e vera, a volte forse incerta ma proprio per questo ancora più vera.

Per quanto riguarda i testi, anche qui vale il discorso del lusso di un ascolto “di secondo o terzo livello”, così diverso da quelli proposti oggi dalle radio, dai siti, dallo streaming in genere. Con questo non voglio denigrare in modo assoluto un sistema che si è evoluto in base alle esigenze e desideri delle persone. (o viceversa?!).

Ma al tempo stesso reclamo il bisogno, personale, di un ascolto intimo, intenso e profondo dell’album per apprezzarlo fino in fondo ancor prima di esprimere un giudizio.

I testi, ascoltati, riascolati e macinati interiormente, arrivano eccome: i paragoni con altre canzoni degli U2 non sono corretti: Sunday Bloody Sunday, o Pride, immortali, con la loro rabbia, potenza, idealità, sono state scritte da un ragazzo di 22/23 anni… forse è questa l’anomalia…

Le canzoni di oggi sono più amare, più malinconiche, perché questo è l’unico atteggiamento possibile da parte di una persona (la stessa persona di Pride e SBS!!) che si è misurato da vicino con tante situazioni che avrebbe voluto cambiare, ma che non è riuscito. Più amare, dicevo, ma non meno intense.

Meno immediate, sicuramente. Ma non meno ispirate. Quel meno “immediato” che deriva dall’esperienza, appunto. Credo che sia molto Rock ammettere sinceramente i propri dubbi e difficoltà a quasi 60 anni in un’epoca di vincenti & sicuri, così come è Rock a 20 anni urlare che vuoi cambiare il mondo con la musica a tutto volume…

quindi…

Bono e gli U2 non deludono. Sorprendono, questo sì. Sorprendono per la voglia e il bisogno di esserci ancora, e di esserci in questo modo, oggi, dopo un tour (non solo!) trionfale e celebrativo e sold out ovunque. Poteva essere semplice rilanciare un messaggio più immediato che proseguisse i fasti delle celebrazioni per i 30 anni di Joshua Tree. Invece hanno scelto decisamente un altro registro: “anche noi, quelli che hanno conquistato il mondo 30 anni fa, abbiamo insicurezze e percepiamo paura del presente. E del futuro, e del passato, in un certo senso”. Quello che succede nella vita di ognuno di noi. Per questo “arrivano” così tanto, oltre il ritornello orecchiabile o il singolo di successo.

Grazie Bono, grazie U2, per aver trovato ancora il modo di accendere questa passione, fatta di emozioni forti, positive e spaventose, rassicuranti ma anche disarmanti. Per farci sentire l’Opera inside ancora una volta.